Masculu e Fiammina, il nuovo lavoro di Saverio LaRuina in dedutto a Milano


Debutterà il 13 dicembre al Piccolo di Milano il nuovo spettacolo di Scena
Verticale "Masculu e Fìammina" scritto e diretto da Saverio La Ruina. Dopo la
residenza al Wonderland Festival di Brescia la compagnia Scena Verticale
approda al Piccolo di Milano con la nuova produzione. Una versione in fieri del
lavoro di La Ruina è stata presentata la prima volta sotto forma di studio lo scorso
anno al Teatro India per la rassegna Garofano Verde, curata da Rodolfo di
Giammarco.
Masculu e Fìammina, in scena al Piccolo fino al 18 dicembre, arriverà in
Calabria, in prima regionale al Teatro Sybaris di Castrovillari, il 7 e l’8 gennaio.

L’idea di base è che un uomo semplice parli con la madre. Una madre che non c’è più. Lui la va a trovare al cimitero. Si racconta a lei, le confida con pacatezza di essere omosessuale, “o masculu e fìammina cum’i chiamàvisi tu”,  l’esistenza
intima che viveva e che vive.
Non l’ha mai fatto, prima. Certamente questa mamma ha intuito, ha assorbito, ha capito tutto in silenzio. Senza mai fare domande. Con infinito, amoroso rispetto.
Arrivando solo a raccomandarsi, quando il figlio usciva la sera, con un tenero e
protettivo “Statti attìantu”. Ora, per lui, scatta un tipico confessarsi del sud, al
riparo dagli imbarazzi, dai timori di preoccupare. Forse con un piccolo indicibile dispiacere di non aver trovato prima, a tu per tu, l’occasione di aprirsi, di cercare appoggio, delicatezza.
E affiorano memorie e coscienze di momenti anche belli, nel figlio, a ripensare certi rapporti con uomini in grado di dare felicità, un benessere che però invariabilmente si rivelava effimero, perché le cose segrete nascondono mille
complicazioni, destini non facili, rotture drammatiche.
Nei riguardi di quella madre, pur così affettuosa e misteriosamente comprensiva,
si percepisce comunque qualche rammarico, qualche mancata armonia. Ma tutto è
moderato, è fatalistico, è contemplativo. In un meridione con la neve, tra le tombe,
finalmente con la sensazione d’essere liberi di dire.

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